REPUBBLICA DI VENEZIA
Captiolo 3
Dalla Verona scaligera alla Serenissima
“Le grandi famiglie attraversano la storia adattandosi ai mutamenti del potere. Per i Sagramoso, l’ingresso di Verona nei domini veneziani non rappresentò la fine di un’epoca: segnò l’inizio di un nuovo capitolo destinato a durare per secoli.”
1.1 Una famiglia attraverso i cambiamenti del potere
All’inizio del Quattrocento Verona era una città profondamente diversa da quella che, per oltre tre secoli, avrebbe vissuto sotto il dominio della Repubblica di Venezia.
Alle spalle vi era la grande stagione degli Scaligeri, durante la quale Verona era stata il centro di una signoria capace di estendere la propria influenza su una parte considerevole dell’Italia settentrionale. Dopo la fine della signoria scaligera, la città attraversò una fase di forte instabilità politica, passando sotto il controllo dei Visconti e successivamente dei Carraresi.
Anche la storia dei Sagramoso attraversò questi mutamenti.
Treccani ricostruisce infatti il legame della famiglia con le vicende politico-amministrative, militari e diplomatiche di Verona ricordandone prima il sostegno agli Scaligeri, poi il rapporto con il breve dominio visconteo e infine, dal luglio del 1405, l’inserimento nella nuova realtà della Repubblica di Venezia. In questo passaggio emerge il nome di Donato Sagramoso, figura fondamentale per comprendere l’evoluzione successiva della casata.
Il 1405 rappresenta dunque uno spartiacque.
Con la dedizione di Verona a Venezia cambiava il quadro politico nel quale l’aristocrazia cittadina aveva operato fino a quel momento. La Serenissima estendeva il proprio dominio sulla terraferma, mentre le famiglie veronesi dovevano confrontarsi con un sistema nel quale il potere veneziano conviveva con istituzioni e ceti dirigenti locali. La storiografia dell’Università di Verona identifica proprio nella dedizione del 1405 un passaggio decisivo per il nuovo assetto istituzionale della città.
Per i Sagramoso non significò scomparire dalla scena.
Al contrario, la documentazione successiva mostra una famiglia capace di conservare e consolidare il proprio ruolo all’interno della società veronese.
1.2 Donato Sagramoso e una nuova epoca
Tra i personaggi che accompagnano questo passaggio emerge dunque Donato Sagramoso.
È importante non attribuirgli incarichi o azioni che le fonti disponibili non permettono ancora di ricostruire nei dettagli. Ciò che possiamo affermare con sicurezza è che Treccani collega esplicitamente a Donato l’inizio del rapporto della famiglia con la Repubblica di Venezia a partire dal 1405.
La sua importanza appare ancora più chiaramente osservando ciò che avvenne nelle generazioni immediatamente successive.
Nel 1438, appena trentatré anni dopo l’ingresso di Verona nei domini veneziani, Alberto II d’Asburgo concesse a Donato l’investitura di conte palatino. Nel 1452 la dignità venne rinnovata ai suoi figli. Pochi anni prima, nel 1447, i Sagramoso erano stati aggregati al nobile Consiglio del Comune di Verona. La guida degli archivi familiari del Ministero della Cultura documenta inoltre che membri della casata ricoprirono importanti incarichi nell’amministrazione cittadina dal XV al XVIII secolo.
Si tratta di passaggi particolarmente significativi.
Mostrano come, nel corso del Quattrocento, i Sagramoso fossero ormai pienamente inseriti nel ceto dirigente veronese, pur all’interno di una città soggetta alla Serenissima.
Ed è proprio in questo periodo che prende forma anche la futura articolazione genealogica della famiglia.
1.3 I rami che nasceranno sotto Venezia
Da Tommaso e Ognibene, figli di Donato, ebbero origine due delle principali linee della famiglia.
La documentazione archivistica identifica il ramo di San Fermo con Sant’Andrea, derivato da Tommaso, e quello di San Paolo e Campomarzo, derivato da Ognibene. Le denominazioni provenivano dalle parrocchie veronesi nelle quali si trovavano le loro abitazioni.
A queste linee si affiancò il ramo della Pigna, destinato a estinguersi alla fine del XVIII secolo.
È un elemento importante perché mostra come il periodo veneziano non costituisca soltanto uno sfondo politico alla storia dei Sagramoso.
È proprio durante i secoli della Serenissima che la famiglia assume quella struttura genealogica ramificata che ritroveremo nella documentazione successiva.
San Fermo, Sant’Andrea, San Paolo, Campo Marzo e Pigna diventano così qualcosa di più di semplici luoghi di Verona.
Diventano nomi della famiglia.
I SAGRAMOSO NELLA VERONA VENEZIANA
2.1 Nobiltà, amministrazione e territorio
Il sistema veneziano non cancellò completamente le élite locali delle città di terraferma.
Per una famiglia come i Sagramoso, appartenere al nobile Consiglio di Verona significava continuare a essere inserita nella gestione della vita cittadina. La guida archivistica nazionale conferma che i membri della famiglia ricoprirono importanti cariche nell’amministrazione cittadina dal XV al XVIII secolo.
Tre secoli rappresentano una durata straordinaria.
Durante questo lungo periodo cambiarono generazioni, equilibri politici e condizioni economiche, ma il nome Sagramoso continuò a comparire nella società veronese.
La posizione della famiglia non si esauriva inoltre entro le mura cittadine.
Le fonti archivistiche documentano vaste proprietà nei territori di Pacengo e Zevio, mostrando come la dimensione urbana della casata fosse accompagnata da una significativa presenza fondiaria nel territorio veronese.
Palazzi cittadini, proprietà rurali e incarichi pubblici costituivano aspetti differenti di una stessa realtà: quella di una famiglia profondamente radicata nella struttura sociale della Verona veneziana.
2.2 Uomini d’arme e cavalieri di Malta
La documentazione conservata non racconta soltanto amministratori e proprietari.
Tra i Sagramoso furono numerosi anche gli uomini d’arme e i cavalieri dell’Ordine di Malta.
Questo dato permette di osservare la famiglia da una prospettiva più ampia.
La Verona della Serenissima apparteneva a un sistema politico proiettato verso l’Adriatico e il Mediterraneo. Parallelamente, alcune carriere aristocratiche potevano condurre ben oltre i confini della Repubblica, attraverso ordini cavallereschi, diplomazia, eserciti e corti europee.
Uno degli esempi più straordinari sarebbe arrivato nel Settecento con Michele Enrico Sagramoso, ma già la presenza di numerosi cavalieri di Malta all’interno della famiglia dimostra come alcuni suoi membri fossero inseriti in reti aristocratiche e militari di dimensione internazionale.
Verona rimaneva il punto di partenza.
L’orizzonte dei Sagramoso, però, diventava progressivamente più ampio.
2.3 Una famiglia tra città, cultura e memoria
Il lungo periodo veneziano coincide anche con alcune delle testimonianze culturali più significative lasciate dai Sagramoso.
La Libreria Sagramoso di San Bernardino, commissionata alla fine del Quattrocento da Lionello di Donato Sagramoso e dalla moglie Anna Tramarino, appartiene precisamente a questa fase storica.
Ma il valore di testimonianze come questa va oltre la singola opera.
Mostra una nobiltà che esprimeva il proprio ruolo non soltanto attraverso proprietà e incarichi pubblici, ma anche attraverso committenza artistica, religione, cultura e conservazione della memoria familiare.
Nel corso dei secoli veneziani, dunque, il nome Sagramoso si lega contemporaneamente a palazzi, terre, istituzioni cittadine, chiese e documenti.
Ed è proprio questa pluralità di tracce che permette oggi di ricostruirne la presenza con una profondità rara.
Una parte consistente di questa storia è infatti sopravvissuta negli archivi: il fondo del ramo di San Fermo con Sant’Andrea comprende circa 202 buste, 135 mappe e 2.900 pergamene, prevalentemente comprese tra il XV e il XIX secolo.
L’Archivio di Stato di Verona conserva inoltre uno specifico Fondo Sagramoso tra i propri strumenti di ricerca.
Dietro quelle carte si trovano secoli di vita familiare ancora in parte da esplorare.
DALLA SERENISSIMA ALL’EUROPA
3.1 Michele Enrico Sagramoso
Nel Settecento, quando la Repubblica di Venezia si avvicinava ormai all’ultima fase della propria lunga esistenza, la storia dei Sagramoso produsse una figura capace di portare il nome della famiglia ben oltre Verona e Venezia.
Michele Enrico Sagramoso nacque a Verona il 22 agosto 1720, figlio del marchese Orazio e della contessa Sofia Orsini di Bar-Hannover. Apparteneva al ramo di San Fermo e Sant’Andrea.
Nel 1739 lasciò Verona per Malta, dove entrò nell’Ordine di Malta.
Da quel momento iniziò una vita caratterizzata da viaggi straordinariamente estesi per un aristocratico veronese del suo tempo. Navigò nel Mediterraneo, raggiunse Costantinopoli, soggiornò in Spagna e Portogallo e successivamente attraversò gran parte dell’Europa. Viaggiò nelle regioni tedesche, in Danimarca, Svezia, Inghilterra e Francia.
In Svezia conobbe persino Carl von Linné, Linneo, uno dei protagonisti della storia delle scienze naturali, con il quale sviluppò un rapporto fatto di studi, scambi e interessi scientifici.
La vicenda di Michele Enrico mostra quanto lontano potesse ormai arrivare una storia iniziata nelle contrade di Verona.
3.2 Un Sagramoso a Venezia
Il rapporto tra Michele Enrico e la Serenissima divenne particolarmente concreto quando egli si trasferì a Venezia.
Tra il 1760 e il 1762 ricoprì l’incarico di vicericevitore dell’Ordine di Malta. Durante il soggiorno entrò in rapporto con importanti esponenti della società veneziana e partecipò, nell’esercizio delle proprie funzioni, alla stipula di un trattato commerciale tra Malta e Venezia.
È un episodio particolarmente significativo per questo capitolo.
Più di tre secoli dopo l’ingresso di Verona nei domini della Serenissima, troviamo infatti un membro della famiglia Sagramoso non più soltanto all’interno della nobiltà veronese soggetta a Venezia, ma fisicamente presente nella capitale della Repubblica e coinvolto nelle sue relazioni internazionali.
Il rapporto tra la casata e Venezia aveva assunto una dimensione completamente diversa.
Da relazione politica territoriale era diventato anche diplomazia, commercio e rete internazionale.
3.3 Le carte di una vita europea
Una parte della storia di Michele Enrico è ancora conservata a Verona.
La Biblioteca Civica di Verona custodisce due buste contenenti il suo carteggio, insieme alla corrispondenza del marchese Marc’Antonio Sagramoso del XVI secolo. Il fondo documenta la fitta rete di rapporti costruita da Michele Enrico con personalità di numerosi paesi europei.
È una testimonianza preziosa perché permette di vedere come, nel corso dei secoli, l’identità della famiglia si fosse progressivamente allargata.
All’inizio di questo capitolo avevamo incontrato i Sagramoso in una Verona che passava dagli Scaligeri alla Repubblica di Venezia.
Tre secoli più tardi incontriamo un Sagramoso che viaggia tra Malta, Costantinopoli, Vienna, Parigi, Londra, Stoccolma e Venezia, mantenendo tuttavia Verona come luogo di origine e punto fondamentale della propria identità.
È forse questa una delle caratteristiche più interessanti della storia della casata:
la capacità di ampliare il proprio orizzonte senza perdere il legame con la città dalla quale proveniva.
La fine di un’epoca
Nel 1797 terminò la dominazione veneziana su Verona, chiudendo una fase iniziata quasi quattro secoli prima, nel 1405. La storiografia dell’Università di Verona delimita infatti il periodo della dominazione veneziana della città tra 1405 e 1797.
Per i Sagramoso si chiudeva un’epoca fondamentale.
Durante quei secoli la famiglia aveva consolidato la propria posizione nella nobiltà cittadina, sviluppato diversi rami, amministrato proprietà, ricoperto incarichi pubblici e prodotto uomini d’arme, cavalieri e diplomatici.
Ma la fine della Serenissima non coincise con la fine della loro storia.
Il passaggio successivo avrebbe condotto la famiglia dentro un mondo ancora diverso: l’età napoleonica, il dominio austriaco, l’Ottocento e le grandi trasformazioni politiche e sociali dell’Italia settentrionale.
Ancora una volta, i Sagramoso avrebbero dovuto confrontarsi con un cambiamento del potere.
E ancora una volta, il loro nome sarebbe sopravvissuto al cambiamento.
La Repubblica di Venezia era finita. La storia dei Sagramoso, invece, continuava.
