I RAMI DELLA FAMIGLIA

Captiolo 4

Una casata, diverse linee

“Un cognome può attraversare i secoli come un unico filo, ma dietro quel nome si nascondono spesso storie differenti. Nel caso dei Sagramoso, seguire i rami della famiglia significa entrare nella geografia stessa di Verona, dove palazzi, parrocchie, matrimoni e successioni trasformarono una casata in diverse linee genealogiche”

Sagramoso Casate

1.1 Da Donato Sagramoso alle generazioni successive

Per comprendere la genealogia dei Sagramoso bisogna tornare al Quattrocento e a una figura già incontrata nei capitoli precedenti: Donato Sagramoso.

È attorno alla sua discendenza che le fonti permettono di osservare con maggiore chiarezza la formazione dei principali rami della famiglia.

La guida archivistica nazionale del Ministero della Cultura identifica in particolare Tommaso e Ognibene Sagramoso, figli di Donato, come gli uomini dai quali ebbero origine le due grandi linee destinate a caratterizzare per secoli la storia della casata: San Fermo con Sant’Andrea e San Paolo e Campomarzo.

Treccani conferma questa articolazione e ricorda inoltre il ramo della Pigna, estintosi alla fine del XVIII secolo. La stessa fonte precisa un elemento fondamentale: i nomi con cui distinguiamo queste linee derivavano dalle parrocchie nelle quali si trovavano i rispettivi palazzi familiari.

Non siamo quindi davanti a soprannomi genealogici scelti arbitrariamente.

Dietro ciascun ramo esisteva un luogo.

E dietro ciascun luogo, una parte diversa della storia dei Sagramoso.

1.2 La geografia diventa genealogia

Nella Verona dell’età moderna, la parrocchia non rappresentava soltanto un riferimento religioso. Era una delle coordinate fondamentali attraverso cui identificare persone, famiglie e proprietà all’interno della città.

Per questo motivo San Fermo, Sant’Andrea, San Paolo, Campo Marzo e Pigna finiscono per entrare direttamente nella genealogia dei Sagramoso.

La città diventa così una sorta di mappa della famiglia.

Le differenti linee continuavano ad appartenere alla medesima casata e a condividere un’origine, ma con il passare delle generazioni svilupparono discendenze, patrimoni, residenze e vicende proprie.

Questa distinzione è particolarmente importante per la nostra ricerca.

Parlare genericamente di “famiglia Sagramoso” rischia infatti di sovrapporre persone appartenenti a linee differenti e di attribuire a un ramo proprietà, titoli o vicende documentate invece per un altro.

Da questo capitolo in avanti, quindi, il ramo di appartenenza diventa importante quasi quanto il nome della persona

1.3 Un albero ancora da ricostruire

Le fonti consentono di identificare con sicurezza l’esistenza e l’origine dei principali rami, ma questo non significa che l’intero albero genealogico dei Sagramoso sia già perfettamente ricostruito.

È proprio qui che bisogna evitare uno degli errori più frequenti nella ricerca genealogica: trasformare una successione di persone con lo stesso cognome in una discendenza automatica.

Gli archivi conservano però una quantità eccezionale di materiale attraverso il quale proseguire la ricerca.

Per il solo ramo di San Fermo con Sant’Andrea, la guida nazionale censisce 202 buste, 135 mappe, sei diplomi e circa 2.900 pergamene, prevalentemente comprese tra il XV e il XIX secolo.

L’Archivio di Stato di Verona conserva inoltre uno specifico Fondo Sagramoso, mentre la Soprintendenza archivistica documenta separatamente anche l’Archivio Sagramoso del ramo di San Paolo e Campomarzo, dichiarato di interesse storico nel 1975.

Non abbiamo quindi soltanto nomi da collegare.

Abbiamo archivi familiari distinti, capaci potenzialmente di restituire matrimoni, successioni, testamenti, proprietà e rapporti tra le diverse generazioni

Sagramoso Casate

I GRANDI RAMI DEI SAGRAMOSO

2.1 San Fermo con Sant’Andrea

Il primo dei due grandi rami indicati dalla documentazione ministeriale discende da Tommaso Sagramoso, figlio di Donato.

Da lui ebbe origine la linea conosciuta come Sagramoso di San Fermo con Sant’Andrea, denominazione legata alle parrocchie veronesi nelle quali si trovavano le abitazioni della famiglia.

È uno dei rami meglio documentati dell’intera casata.

La straordinaria consistenza del suo archivio permette di seguire la famiglia lungo diversi secoli e mostra quanto una genealogia nobiliare fosse molto più di una semplice successione di nomi.

Ogni generazione significava matrimoni, eredità, acquisizioni patrimoniali e nuovi rapporti tra famiglie.

Un esempio particolarmente significativo emerge proprio dalla storia dell’archivio: la guida ministeriale segnala che nel fondo di San Fermo con Sant’Andrea confluì anche l’archivio Pompei, in seguito al matrimonio di Ugo Sagramoso con Chiara dei Pompei.

È un dettaglio prezioso.

Mostra concretamente come un matrimonio potesse modificare non soltanto un albero genealogico, ma anche il patrimonio documentario e familiare trasmesso alle generazioni successive.

Alla linea di San Fermo con Sant’Andrea appartenne inoltre Michele Enrico Sagramoso, nato a Verona nel 1720, cavaliere dell’Ordine di Malta e protagonista di una vita cosmopolita che lo condusse attraverso numerose corti e città europee. La sua vicenda, incontrata nel capitolo precedente, dimostra come uno specifico ramo della famiglia potesse estendere le proprie relazioni ben oltre Verona

2.2 San Paolo e Campomarzo

Da Ognibene Sagramoso, altro figlio di Donato, ebbe invece origine il ramo di San Paolo e Campomarzo. Anche in questo caso la denominazione rimanda direttamente alla geografia religiosa e urbana di Verona.

Questa linea attraversò i secoli fino all’età contemporanea e ci permette di osservare un’altra traiettoria della famiglia.

Ne faceva parte, per esempio, Giulio Cesare Sagramoso, protagonista degli anni drammatici che accompagnarono la fine della Repubblica di Venezia e l’occupazione napoleonica di Verona. Treccani ricorda la sua opposizione ai francesi, la confisca dei beni e la prigionia, seguite, con l’arrivo degli austriaci, da una lunga serie di incarichi pubblici.

Suo figlio Alessandro Sagramoso, nato a Verona nel 1819, apparteneva allo stesso ramo. Amministratore e studioso di questioni economiche e agricole, sarebbe diventato una figura della vita pubblica veronese dell’Ottocento, attraversando un’epoca segnata dal passaggio dal dominio austriaco al nuovo Stato italiano.

La continuità documentaria del ramo non è soltanto suggerita dalle biografie dei suoi membri.

La Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige conserva infatti documentazione relativa specificamente all’Archivio Sagramoso del ramo di San Paolo e Campomarzo, sottoposto a dichiarazione di interesse storico nel 1975.

Ancora una volta, la genealogia e l’archivio procedono insieme.

2.3 Il ramo della Pigna

Accanto alle due grandi linee discendenti da Tommaso e Ognibene, le fonti ricordano il ramo della Pigna.

Treccani lo identifica esplicitamente tra le linee della famiglia e ne colloca l’estinzione alla fine del XVIII secolo.

Il nome è rimasto però impresso nella città.

Come abbiamo visto nel capitolo dedicato a Verona, in via Pigna è ancora documentato un palazzo storicamente associato ai Sagramoso. La sopravvivenza dei luoghi permette quindi di leggere nella città la traccia di un ramo genealogico che, come linea autonoma, non è arrivato fino all’età contemporanea.

Questo è un passaggio importante.

Quando un ramo nobiliare si estingueva, infatti, non necessariamente scomparivano con esso beni, archivi, memorie o relazioni familiari. Patrimoni e documenti potevano passare attraverso successioni e matrimoni ad altre linee della stessa casata o ad altre famiglie.

Per ricostruire con precisione ciò che accadde al patrimonio della Pigna sarà quindi necessario seguire le singole successioni documentate.

Allo stato attuale della ricerca, è preferibile non trasformare l’estinzione del ramo in una successione genealogica precisa senza gli atti che la dimostrino.

DAI RAMI VERONESI ALLA RICERCA DEL RAMO DI ISPRA

Sagramoso

3.1 Una famiglia oltre le mura di Verona

La divisione in rami non significò che la storia dei Sagramoso rimanesse confinata nei quartieri dai quali quelle linee prendevano il nome.

La documentazione ministeriale segnala vaste proprietà della famiglia nei territori di Pacengo e Zevio, dimostrando come alla geografia urbana si affiancasse una presenza patrimoniale più ampia nel Veronese.

Anche le carte dell’Archivio di Stato restituiscono tracce concrete di questa presenza: tra i disegni conservati compare, per esempio, documentazione settecentesca relativa a Zevio associata al nome Sagramoso.

La storia della casata si muove quindi su più livelli.

Verona rimane il centro genealogico, mentre proprietà, matrimoni, carriere militari, incarichi diplomatici e successioni estendono progressivamente la rete familiare verso altri territori.

È attraverso questi movimenti che bisognerà cercare il passaggio decisivo che, molto più tardi, conduce il nome Sagramoso fino al Lago Maggiore.

3.2 Il problema genealogico di Ispra

Arrivati a questo punto della ricerca emerge inevitabilmente la domanda che accompagna l’intero progetto:

da quale ramo veronese discendono i Sagramoso che ritroviamo a Ispra?

Allo stato attuale della ricerca, le fonti consultate per questo capitolo non permettono ancora di dare una risposta documentariamente sicura.

Sappiamo come nacquero le principali linee veronesi.

Possiamo distinguere San Fermo con Sant’Andrea, San Paolo e Campomarzo e Pigna.

Possiamo seguire numerosi loro membri e sappiamo che esistono archivi familiari sufficientemente consistenti da consentire ricerche genealogiche molto approfondite.

Ciò che manca è il passaggio decisivo: una sequenza documentaria continua che conduca da una di queste linee alla famiglia presente a Ispra nell’Ottocento.

Attribuire oggi il ramo di Ispra a San Fermo oppure a San Paolo soltanto sulla base del cognome significherebbe anticipare la conclusione della ricerca.

E sarebbe proprio ciò che questo progetto vuole evitare.

3.3 Dove cercare la risposta

La buona notizia è che la ricerca non parte dal nulla.

L’Archivio di Stato di Verona conserva strumenti particolarmente utili per una ricostruzione genealogica: oltre ai fondi familiari, il patrimonio digitalizzato comprende testamenti della città e del territorio di Verona dal 1408 al 1505, repertori testamentari fino al 1752, un indice generale dei notai e migliaia di mappe e disegni.

Per l’età più recente, lo stesso Archivio segnala la disponibilità sul Portale Antenati degli atti di stato civile veronesi relativi al periodo 1871-1942, dove presenti per i comuni censiti.

La strada metodologicamente più solida è quindi procedere a ritroso da Ispra, identificando con certezza le persone del ramo ottocentesco e seguendo, generazione dopo generazione, nascite, matrimoni, morti, testamenti e successioni.

Solo quando questa catena raggiungerà uno dei rami veronesi potremo affermare con sicurezza quale linea abbia condotto i Sagramoso sulle rive del Lago Maggiore.

Fino ad allora, il punto interrogativo deve rimanere.

Non è una debolezza della storia.

È il luogo preciso nel quale la ricerca deve ancora entrare.

Conclusione

La storia dei rami Sagramoso mostra come dietro un unico cognome si nasconda una realtà genealogica molto più complessa.

Da Donato Sagramoso e dalla sua discendenza emergono linee che prendono il nome dai luoghi stessi di Verona: San Fermo con Sant’Andrea, San Paolo e Campomarzo e Pigna. Nel corso dei secoli ciascuna sviluppa persone, patrimoni, residenze e vicende proprie, mentre il nome Sagramoso continua a mantenere una radice comune.

Gli archivi permettono oggi di ricostruire una parte considerevole di questa storia, ma conservano anche le domande alle quali dobbiamo ancora rispondere.

La più importante conduce verso Ispra.

Tra migliaia di pergamene, testamenti, atti notarili e successioni potrebbe trovarsi il documento capace di unire definitivamente le due parti della nostra ricerca: la grande storia veronese dei Sagramoso e il ramo che, nell’Ottocento, ritroveremo sulle rive del Lago Maggiore.

Il prossimo passo non consiste quindi nell’immaginare quel collegamento.

Consiste nel documentarlo.