VERONA

Captiolo 2

VERONA – La famiglia nella città

Sagramoso Verona

1.1 Una storia che attraversa la città

Per comprendere veramente la storia dei Sagramoso bisogna partire da Verona.

È qui che il nome della famiglia emerge dalle fonti storiche, è qui che si sviluppano i suoi principali rami ed è qui che, attraverso i secoli, i Sagramoso partecipano alla vita politica, militare e amministrativa della città.

La tradizione familiare fa risalire molto più indietro le origini della casata e la collega ai Cattanei di Pacengo. Sul piano documentario è però necessario mantenere maggiore prudenza: la guida archivistica del Ministero della Cultura considera attendibili le notizie sulla famiglia a partire dal XIII secolo, mentre la ricostruzione biografica pubblicata da Treccani richiama una tradizione che lega la presenza dei Sagramoso a Verona già al X secolo, con il cavaliere Palamede Sacramosius.

Questa distinzione è importante.

La storia dei Sagramoso non ha bisogno di essere spinta artificialmente indietro nel tempo per apparire antica. Le testimonianze documentarie successive mostrano già una famiglia profondamente inserita nella società veronese medievale e destinata a mantenere una posizione rilevante per molti secoli.

Con il passare delle generazioni, il rapporto tra la famiglia e Verona diventa sempre più stretto.

I Sagramoso attraversano infatti le diverse stagioni politiche della città: l’età scaligera, il breve dominio visconteo e, dal 1405, l’ingresso di Verona nei domini della Repubblica di Venezia. Secondo Treccani, proprio con Donato Sagramoso la famiglia si inserì nella nuova realtà politica veneziana.

Non furono quindi semplici spettatori delle trasformazioni della città.

La loro storia si intrecciò con quella di Verona.

1.2 Dal potere cittadino al riconoscimento della casata

Nel Quattrocento la posizione raggiunta dalla famiglia diventa particolarmente evidente.

Nel 1438 Alberto II d’Asburgo concesse a Donato Sagramoso l’investitura di conte palatino, dignità successivamente rinnovata ai suoi figli nel 1452. Nel 1447 la famiglia fu inoltre aggregata al nobile Consiglio del Comune di Verona. Nei secoli successivi i suoi membri ricoprirono importanti incarichi nell’amministrazione cittadina e numerosi Sagramoso intrapresero la carriera militare o entrarono nell’Ordine di Malta.

Questi riconoscimenti permettono di comprendere la posizione occupata dalla famiglia nella società veronese.

Essere parte del ceto dirigente della città significava partecipare alla gestione del territorio, alle magistrature, alla diplomazia e alle reti di relazioni che univano le grandi famiglie dell’Italia settentrionale.

Ma il legame dei Sagramoso con Verona non si legge soltanto nei documenti.

Si legge ancora oggi nella città stessa.

1.3 Una famiglia, diversi rami

Con il consolidarsi della famiglia si formarono diverse linee genealogiche.

Treccani ricorda i rami di San Paolo di Campo Marzo, San Fermo e Sant’Andrea e della Pigna. Le denominazioni non erano casuali: derivavano dalle parrocchie nelle quali si trovavano le abitazioni della famiglia.

La geografia di Verona diventa così anche una geografia genealogica.

Le diverse linee dei Sagramoso non sono soltanto nomi su un albero di famiglia: corrispondono a luoghi concreti della città, a palazzi, contrade e comunità parrocchiali.

Da Tommaso e Ognibene, figli di Donato, derivarono secondo la documentazione archivistica i due grandi rami di San Fermo con Sant’Andrea e di San Paolo e Campomarzo. Il ramo della Pigna, invece, si estinse alla fine del XVIII secolo e confluì nelle altre linee della famiglia.

Questa ramificazione è fondamentale per ricostruire la genealogia complessiva dei Sagramoso e, soprattutto, per affrontare una delle domande centrali della nostra ricerca: da quale linea potrebbe derivare il ramo che ritroveremo successivamente a Ispra?

Sagramoso Verona

LE TRACCE DEI SAGRAMOSO A VERONA

2.1 I palazzi della famiglia

Passeggiando oggi per il centro storico di Verona è ancora possibile incontrare tracce materiali del nome Sagramoso.

Il catalogo nazionale dei beni culturali registra diversi edifici legati alla famiglia.

In via Pigna 15 si trova il Palazzo Sagramoso, oggi conosciuto anche come Palazzo Sagramoso-Messedaglia. La scheda ministeriale lo identifica come palazzo nobiliare rinascimentale, mentre l’Associazione Dimore Storiche Italiane ne ricostruisce una storia più antica, facendone risalire il nucleo al XIV secolo e ricordandolo come dimora del ramo della Pigna. Nella corte sono ancora segnalati archi medievali e uno stemma araldico dei Sagramoso.

In via Augusto Verità 8 è documentato un altro Palazzo Sagramoso, datato al XV secolo e classificato tra il gotico veneziano e il Rinascimento.

Un ulteriore Palazzo Sagramoso, in via Leoncino 12, testimonia invece la continuità del nome fino all’Ottocento: l’edificio attuale è datato 1856 ed è classificato come architettura neoclassica.

Non si tratta soltanto di edifici.

Questi palazzi permettono di leggere fisicamente la presenza della famiglia attraverso epoche diverse della storia urbana: Medioevo, Rinascimento e Ottocento.

Le pietre della città diventano, in questo senso, una sorta di archivio parallelo.

2.2 Lionello Sagramoso e San Bernardino

Tra tutte le testimonianze lasciate dalla famiglia a Verona, una delle più straordinarie si trova nel convento di San Bernardino.

Alla fine del Quattrocento Lionello di Donato Sagramoso e sua moglie Anna di Niccolò Tramarino finanziarono la realizzazione e l’allestimento di una biblioteca destinata ai Frati minori.

Non fu una semplice donazione.

Lionello contribuì alla costruzione e all’arredamento della sala, all’acquisto dei libri e alla sua decorazione. Un documento ufficiale del 27 luglio 1497, tuttora conservato, stabiliva che il denaro ricavato dalla vendita di alcuni suoi beni a Malcesine fosse destinato proprio alla biblioteca.

La sala sarebbe diventata nota come Libreria Sagramoso o Sala Morone.

Tra il 1494 e il 1503 fu decorata da Domenico Morone e dalla sua bottega. Sulla parete di fondo vennero rappresentati la Madonna con il Bambino, santi e gli stessi committenti. La Fondazione Zeri identifica ancora oggi nei particolari dell’affresco i ritratti di Lionello Sagramoso e Anna Tramarino Sagramoso.

È una testimonianza eccezionale.

A più di cinque secoli di distanza possiamo ancora osservare il volto di un membro della famiglia che contribuì concretamente alla vita culturale e religiosa di Verona.

La lapide sepolcrale dei coniugi è invece andata perduta. Rimangono però l’opera, i documenti e il nome della biblioteca.

La memoria della famiglia è sopravvissuta alla pietra che avrebbe dovuto custodirla.

2.3 Una città fatta di relazioni

La presenza dei Sagramoso a Verona non può essere compresa guardando soltanto alle loro proprietà.

La nobiltà cittadina viveva attraverso una rete complessa di matrimoni, alleanze, rapporti politici, committenze artistiche e legami religiosi.

Un interessante studio sulla pittura araldica veronese del Quattrocento ricorda, per esempio, che Lionello Sagramoso dispose che sulla propria abitazione nella contrada della Pigna fossero collocati gli stemmi degli Alighieri e dei Pellegrini, famiglie aristocratiche legate ai Sagramoso da rapporti di comparaggio.

Un dettaglio apparentemente piccolo che racconta molto.

Lo stemma sulla facciata di un palazzo non rappresentava soltanto una famiglia. Poteva rendere visibili anche le sue alleanze e relazioni sociali.

Verona era quindi il luogo nel quale il prestigio dei Sagramoso assumeva una forma concreta: nelle cariche pubbliche, nelle abitazioni, nelle chiese e nei rapporti con le altre casate.

    VERONA, CUORE DELLA MEMORIA SAGRAMOSO

    Sagramoso Verona

    3.1 Uomini d’arme, amministratori e diplomatici

    Nei secoli successivi la famiglia continuò a produrre figure inserite nella vita pubblica ben oltre i confini della città.

    Uno degli esempi più significativi è Michele Enrico Sagramoso di San Fermo e Sant’Andrea, nato a Verona nel 1720. Conte palatino e cavaliere dell’Ordine di Malta, viaggiò ampiamente in Europa e nell’Asia Minore e sviluppò una fitta corrispondenza con importanti personalità europee. Le Biblioteche del Comune di Verona conservano ancora parte del suo carteggio, insieme a corrispondenza del marchese Marc’Antonio Sagramoso del XVI secolo.

    Un’altra testimonianza della continuità del ruolo pubblico della famiglia arriva dall’Ottocento.

    Alessandro Sagramoso, appartenente al ramo di San Paolo di Campo Marzo, fu amministratore, studioso di questioni economiche e agricole e protagonista della vita istituzionale veronese durante il delicato passaggio dal dominio austriaco al Regno d’Italia. Partecipò inoltre alla Commissione centrale incaricata di gestire il passaggio amministrativo delle province venete al nuovo Stato italiano.

    Sono personaggi appartenenti a epoche molto diverse, ma mostrano una caratteristica ricorrente:

    la capacità della famiglia di attraversare i cambiamenti politici senza scomparire dalla vita pubblica.

    3.2 Un archivio di famiglia sopravvissuto ai secoli

    Esiste infine una testimonianza forse meno spettacolare di un palazzo o di un affresco, ma ancora più importante per ricostruire questa storia.

    L’Archivio di Stato di Verona conserva il Fondo Sagramoso.

    La guida archivistica nazionale descrive, per il ramo di San Fermo con Sant’Andrea, un patrimonio di circa 202 buste, 135 mappe e circa 2.900 pergamene, con documentazione compresa prevalentemente tra il XV e il XIX secolo e copie di documenti precedenti.

    Dietro questi numeri esiste una quantità enorme di storia ancora da interrogare.

    Contratti, successioni, proprietà, matrimoni, mappe e pergamene possono permettere di seguire generazioni che altrimenti rimarrebbero soltanto nomi.

    Ed è proprio qui che la ricerca sui Sagramoso assume un significato particolare.

    Perché Verona non conserva soltanto la memoria monumentale della famiglia.

    Conserva ancora una parte delle carte attraverso le quali quella memoria può essere verificata.

      3.3 Verona come punto di partenza

      Palazzi, affreschi, stemmi, archivi e documenti raccontano tutti la stessa cosa: per secoli Verona fu il centro della storia dei Sagramoso.

      La famiglia attraversò governi differenti, generò diversi rami, occupò incarichi pubblici, costruì relazioni con altre casate e lasciò testimonianze materiali ancora riconoscibili nella città.

      Ma proprio da Verona la storia comincia anche ad allargarsi.

      Le proprietà documentate a Pacengo e Zevio, le relazioni con Venezia, i viaggi e le carriere internazionali di alcuni membri mostrano una famiglia progressivamente inserita in una geografia sempre più ampia.

      Molto più tardi, il nome Sagramoso comparirà anche sulle rive del Lago Maggiore, a Ispra.

      Ed è proprio per questo che Verona rappresenta qualcosa di più del luogo d’origine.

      È il punto dal quale bisogna partire per seguire i Sagramoso attraverso i secoli.